Siediti che ti racconto... 
mercoledì, 18 giugno, 2008, 14:45  Musica
Se capitate in macchina con me, quasi certamente verrete invasi dalle onde sonore dell'autoradio che passa CapaRezza a ciclo continuo.
Fin qui, niente di strano.
A parte il fatto che io m'improvviso cantante aggiuntivo. Peccato che i testi del Capa non siano facili da eseguire. E - soprattutto - io sono stonato anche quando sbadiglio.
Ci sono miei amici che sono scesi al volo dalla mia auto. Ed eravamo in autostrada!

Beh, ora smettete di preoccuparvi. Non dovete ascoltare me, ma CapaRezza!
Il suo ultimo capolavoro - LE DIMENSIONI DEL MIO CAOS - è una sorta di rievocazione del Sessantotto, catapultato in chiave moderna.
Le track sono legate tra loro in una sequenza logica di racconto, inframezzate da raccordi parlati. Un fonoromanzo, quindi.

Capa fa un po' il Beppe Grillo musicale, anche se credo lui si offenderebbe di tale affermazione. Diciamo solo che i suoi testi, ricchi di sdegno e ironia, hanno un significato talmente inequivocabile che, difficilmente ci si può trovare in disaccordo.
Prendete, ad esempio, "Abiura di me": qui, il Capa, se la prende coi giovani assuefatti dai videogame e dall'elettronica, disinteressandosi della loro condizione politico/sociale che, comunque sia, li coinvolge nella società.

Mi stona un po' la taranta-rap di "Vieni a ballare in Puglia". Pur apprezzando i suoni dei suoi natali, oltre a essere un pezzo un po' a sè, ha un ritornello che non convince molto, tanto da risultare quasi fastidioso.
Potete però rifarvi i padiglioni auricolari con "Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)", singolo di lancio dell'album. Gran pezzo davvero. Porta alla riflessione senza sfiorare il pietismo. E poi, il video, è molto fumettistico (eh, ha colpito il mio punto debole)!

C'è il rischio di ritrovarsi dei nuovi "Fuori dal Tunnel"? Cioè, pezzi che diverrebbero talmente commerciali da snaturare il concetto dell'album?
Forse.
Due pezzi su tutti: "La grande opera" e "Io diventerò qualcuno".
Il primo potete benissimo immaginarvi di cosa tratti (no... non è solo il Ponte sullo stretto. E' la base di pensiero che porta a idee come quella del ponte). Il secondo è un'accusa alla falsa fama - ossia, assolutamente antimeritocratica - che i media portano al giorno d'oggi, in primisi, i reality.
In entrambe, il testo semplice e il ritornello d'impatto potrebbero ritorcersi contro alle ideologie del Capa.

Romanticissima "Cacca nello spazio".
Ehm... non sbarrate gli occhi. E' che le atmosfere elettropop della canzone ricordano molto le sigle dei cartoni tv. Sigh! Mi commuovo (cerebralmente).
Hendrixiana invece la track da cui inizia la storia del fonoromanzo: "La rivoluzione del Sessintutto".

Concludendo, tanta carne al fuoco in questo album.
Certo, il Capa è un cantante. Un ottimo cantante. Non nel senso vocale, ma nell'indubbia forza dei suoi testi. Qui ha voluto aprire le porte anche a svariati generi musicali (rock, traranta, electro-pop senza tralasciare affatto le sue radici rap).
Il punto è proprio questo: le sue parole schiacciano molto la musica, rischiando di farla diventare troppo carica e vischiosa.
Ascoltatevi l'album più volte.

La scimmia è l'evoluzione dell'uomo. (CapaRezza)