giovedì, 28 aprile, 2005, 13:32
Lo so. Appena leggerete le righe seguenti penserete che ho un gusto noir nel parlare di dipartiti. Ma questa volta è diverso. Il perchè è presto detto.Martedì ero alla SFP a seguire una lezione - credo una delle più belle in 5 anni che la frequento - tenuta dall'illustrissimo Andrea Plazzi!
Non sapete chi è Plazzi?! Ma non leggete Rat-Man?
Come??? Non conoscete neanche Rat-Man? Bene, andate a clikkare alla colonnina dei link e poi ne riparliamo, 'gnoranti!!!
Ehm, dicevo. L'illustre Sovrintendente Plazzus era da poco tornato dagli USA con materiale inedito sul papà di tutti noi fumettari. Il "papà" in questione è l'immortale (almeno nella memoria) WILL EISNER!
Will Eisner è uno dei più grandi maestri del fumetto mondiale che purtroppo il 3 gennaio di codesto anno, a quasi 88 anni, ci ha lasciato.Era attivo da quasi settant'anni. Tra le sue opere aveva creato un personaggio particolare come The Spirit fino a realizzare quelle che lui chiamava graphic novel (e guai a chiamarli fumetti o storie disegnate!).
Il primo citato, THE SPIRIT, era spesso per l'autore una sorta di "cavia" per sperimentazioni grafiche. Il disegno morbidamente espressionista, il dramma e la commedia alternati senza sosta creano un effetto a prima vista spiazzante. Aveva modificato e reinventato l'uso delle ombre, la composizione della tavola e il personaggio ad ogni episodio, creando una delle serie più popolari di sempre.
Da lì passò poi alle GRAPHIC NOVEL. Le quali, se abbiamo potuto assaporarle, bisogna ringraziare il mitico Plazzi che per primo le ha introdotte in Italia. Parcheggiato The Spirit, infatti, l'autore statunitense ha proseguito la sua personalissima ricerca verso un fumetto adulto. Il risultato è un capolavoro, quel Contratto con Dio che parla di rapporti tra uomo e Dio (l'ebreo Frimme Hersch in prima fila) e un genere, i graphic novel.Grandre romanziere per immagini, Eisner ha portato in scena storie forti, realistiche, quasi sempre ambientate in America durante la Grande Depressione e nel calderone multietnico di allora, grandi testimonianze letterarie della diaspora in America. Ha saputo tratteggiare personaggi la cui narrazione lascia intravedere riflessi di altre cento vite. E' stato capace di giocare col tempo inserendo ricordi a ricordi: non a caso mostrava i personaggi nelle diverse età della vita.
Oltre a rivoluzionare l'arte sequenziale (termine da lui coniato), dalle esperienze didattiche (insegnò il mestiere ad autori del calibro di Bob Kane e Jack Kirby) ha ricavato saggi ritenuti pietre miliari sugli usi a cui l'arte a fumetto può essere applicata.
Il più importante premio fumettistico del mondo, l'Eisner Award, porta giustappunto il suo nome. Come se l'Oscar del cinema si chiamasse "Ingmar Bergman". I suoi fumetti sono stati fonte d'ispirazione per diverse sceneggiature di Orson Welles, per ammissione del grande regista.
E noi eravamo lì, in aula, a sentire racconti e vedere (splendidi) filmati su questo mito. Quando dico noi non parlo solo di alunni approcciosi al fumetto ma anche di insegnanti (tipo me) e professionisti del settore come Peppe Barbati (from Bonelli), Alessandro Calore (from Disney) e Antonio Sarchione (from Soleil).
Tutti lì. Tutti piccolissimi di fronte ad un mito.
Va a raggiungere Barks, Gottfredson, Eisner, Caniff, Carpi e tutti gli altri grandi Artisti che ci hanno lasciato prima di lui.


